La parità di genere passa anche dai “padri”: dalle aziende agli eventi

La parità di genere non è più un tema che le aziende possono confinare in una policy o affrontare soltanto in occasione di una ricorrenza. Riguarda il modo in cui si lavora, si cresce, si comunica e si prendono le decisioni. E riguarda anche il modo in cui vengono riconosciuti e distribuiti il tempo, le responsabilità e il lavoro di cura.

Negli ultimi anni molte organizzazioni hanno iniziato a interrogarsi con maggiore attenzione sull’equità retributiva, sull’accesso ai ruoli decisionali, sulle opportunità di carriera e sulla conciliazione tra vita privata e professionale. Ma il cambiamento diventa reale solo quando mette in discussione anche aspettative ancora molto radicate: per esempio, l’idea che la cura dei figli sia soprattutto una responsabilità femminile e che il lavoro debba avere sempre la precedenza nella vita degli uomini.

È qui che il tema della paternità diventa centrale. Perché la parità non può essere costruita chiedendo soltanto alle donne di conquistare più spazio: richiede che anche gli uomini possano occupare pienamente quello della cura.

Dare parola ai padri per parlare di parità

Da questa consapevolezza nasce Parola ai Padri, il progetto culturale e di comunicazione ideato da Carlo Crudele e organizzato da ACX per raccontare la trasformazione della paternità contemporanea. Dopo la prima edizione del 2025, il progetto torna sabato 19 settembre 2026 al Cinema Teatro Fulgor di Rimini con “Padri complessi, padri compressi”, un tema che mette al centro la distanza tra le nuove aspettative rivolte agli uomini e i modelli sociali, familiari e organizzativi che ancora ne condizionano il ruolo.

L’iniziativa porta al centro del confronto la paternità contemporanea, dando voce alla domandache cosa significa essere padre oggi, in una società che chiede agli uomini di esserci di più, ma non sempre crea le condizioni per farlo?” La paternità contemporanea si trova infatti tra modelli tradizionali che non bastano più e nuove identità ancora in costruzione; tra il desiderio di essere presenti, affettivi e partecipi e un’organizzazione del lavoro, della famiglia e della società che continua spesso ad attribuire alla cura una responsabilità prevalentemente femminile.

È dentro questo dibattito che si sviluppa il programma di Parola ai Padri. La cura è il primo terreno di confronto: non più un “aiuto” alla madre, ma una responsabilità pienamente paterna e genitoriale. Da qui il dialogo si allarga al rapporto tra paternità e lavoro, al tema dei congedi parentali, alle culture aziendali e la situazione dei working dad; per interrogarsi poi sulle sui modelli familiari in trasformazione, sull’educazione affettiva e quella digitale

Anche la struttura dell’evento nasce per restituire questa complessità. Storie personali, interventi di esperti ed esperte, panel tematici, attività interattive e contributi video mettono in dialogo esperienza personale e cambiamento sociale. Sul palco, le voci dei padri comuni e di personaggi pubblici si affiancano a quelle di professionisti dell’economia, della sociologia e della psicologia, insieme ad aziende e organizzazioni chiamate a confrontarsi sul proprio ruolo.

Parlare di paternità non significa quindi spostare l’attenzione dalle donne, ma affrontare la parità da una prospettiva complementare. Se la cura continua a essere considerata implicitamente materna, sono ancora soprattutto le donne a sostenerne il carico mentale e organizzativo della famiglia, con conseguenze sul lavoro, sulle carriere e sulle possibilità di scelta. Coinvolgere gli uomini nella trasformazione della genitorialità significa quindi intervenire anche sulle condizioni che rendono possibile una maggiore libertà per entrambi.

È questa l’idea di fondo di Parola ai Padri: non proporre un nuovo modello di “padre giusto”, ma aprire una conversazione su ciò che sta cambiando e su ciò che ancora deve cambiare intorno alla paternità. Un progetto che non si esaurisce nell’appuntamento annuale, ma prosegue attraverso contenuti, incontri sul territorio, attività nelle aziende e iniziative di sensibilizzazione, per portare il confronto fuori dal palco e dentro la società.

Dalle intenzioni alle scelte quotidiane

La cultura, però, non cambia soltanto attraverso il confronto pubblico. Ha bisogno di tradursi in comportamenti, processi, welfare policy e criteri verificabili.

Non esiste una formula identica per tutte le organizzazioni, ma esiste un modo di approcciare questo tema: osservare dove si creano gli squilibri, ascoltare le persone, selezionare gli ambiti di intervento con responsabilità e strategia e verificare nel tempo gli effetti delle decisioni prese. Vale nella vita aziendale e vale anche nella progettazione degli eventi, che sono luoghi nei quali un’organizzazione rende visibili i propri valori.

Mini-guida per favorire la parità nella tua azienda

  • Conoscere la situazione di partenza e definire obiettivi SMART, raccogliendo dati su ruoli, retribuzioni, percorsi di crescita e selezioni e attribuendo responsabilità precise.
  • Rivedere i processi, dalla selezione alle promozioni, per individuare automatismi che possono produrre disparità.
  • Sostenere la genitorialità condivisa, rendendo normali e concretamente accessibili congedi, flessibilità e strumenti di conciliazione per i padri.
  • Lavorare sulla cultura quotidiana, prestando attenzione al linguaggio, alle immagini, ai comportamenti premiati e ai modelli di leadership proposti.
  • Misurare e migliorare nel tempo, trasformando gli impegni in un percorso continuo e non in una dichiarazione una tantum.

Parità di genere: un impegno che riguarda anche ACX

Per ACX la parità di genere è un tema identitario, allo stesso tempo organizzativo, culturale e progettuale. Nel 2026 abbiamo ottenuto per il secondo anno la conferma della certificazione UNI/PdR 125:2022, che misura proprio quanto questi principi riescano a entrare nei processi: dalla governance alle risorse umane, dalle opportunità di crescita all’equità retributiva, fino alla genitorialità e alla conciliazione tra vita e lavoro.

È un passaggio importante, ma non è un traguardo. La certificazione serve soprattutto a dare metodo: a misurare, a darsi obiettivi, a verificare cosa funziona e cosa invece va ancora cambiato. Perché la parità, se resta sulla carta, non cambia la vita delle persone.

Con Parola ai Padri portiamo lo stesso impegno fuori dalle policy e dentro uno spazio pubblico di racconto e confronto. L’idea è di Carlo Crudele; ACX ne cura l’organizzazione perché ne condivide profondamente il senso: parlare di padri significa parlare di donne, lavoro, famiglia e libertà di scegliere senza essere imprigionati nei ruoli che la società continua ad assegnare. Significa, in breve, parlare di una trasformazione, necessaria e contemporanea, che riguarda tutti.

La parità nasce quindi proprio dall’incontro tra questi livelli: regole capaci di orientare i processi, cultura capace di cambiare gli sguardi e progetti capaci di aprire conversazioni nuove. Le aziende e gli eventi possono essere parte di questo cambiamento, a condizione di considerarlo non un tema da raccontare, ma un modo concreto di agire.

Parola ai Padri torna sabato 19 settembre 2026 al Cinema Fulgor di Rimini. L’evento è gratuito: scopri il progetto e segui gli aggiornamenti