In estate spesso preferiamo cibi crudi perché più tollerabili dato il caldo che ci attanaglia. La nostra è una scelta intelligente e non solo per le temperature ma anche per salvarci dall’inquinamento.

In che senso?

Uno studio, condotto dall’Istituto Cooperativo per la Ricerca in Scienze Ambientali (CIRES) – una collaborazione tra l’Università del Colorado Boulder e l’Amministrazione Nazionale dell’Oceania e dell’Atmosfera (NOAA) – e presentato a AAAS Annual Meeting 2019 a Washington DC, ha mostrato che la cucina di casa potrebbe essere più inquinata e pericolosa di una metropoli! Il team di esperti ha effettuato diverse prove in una casa ricostruita all’interno del Campus Universitario ricreando delle possibili situazioni domestiche durante la preparazione dei pasti. E non solo, si è spinto oltre preparando un intero pranzo del giorno del Ringraziamento con tacchino, contorni di verdure, patate, salse di mirtilli e quant’altro però nel bel mezzo dell’estate.

I risultati?

Durante i processi di cottura i livelli di Pm2,5 (le polveri sottili) in casa sono saliti per circa un’ora a 200 microgrammi per metro cubo, addirittura più alti della media di New Delhi, una delle città più inquinate del pianeta.

Queste microparticelle provenienti in parte dai grassi animali e dagli oli utilizzati in cucina, in parte dal gas e dai residui di cibo e la sporcizia depositata nel forno o su pentole e padelle, possono essere inalate e comportare effetti negativi sulla salute. Le particelle Pm2,5 sono infatti molto sottili e possono arrivare nei nostri polmoni generando disturbi di tipo respiratorio ma anche aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. La concentrazione degli inquinanti, durante la simulazione, era tale che gli strumenti sono stati ricalibrati più volte per poter funzionare.

E non finisce qui, dopo la preparazione del pasto arriva la fase di pulizia, nuovo momento tossico perché i prodotti sono chimici e le particelle che li compongono contribuiscono ulteriormente all’inquinamento di casa.

La soluzione?

Come dicevano le nonne: “areare spesso i locali” e… magari in estate potremmo mangiare qualche cruditè in più e qualche brasato in meno.