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Ormai è evidente: un evento non si sviluppa solo nella realtà materiale, ma gran parte della sua narrazione si svolge online, all’interno dei nostri smartphone, grazie alle app.
Proprio per questo è diventato ormai un “dovere” di qualsiasi organizzatore di eventi di una certa importanza il fare i conti questo dato di fatto. Bisogna dotare il nostro congresso di una app dedicata, anche se ilcompito non è così semplice come possa apparire.
Non basta, infatti, creare una app ben fatta, perché essa abbia successo. Questa deve venire incontro ad un bisogno dell’utente, deve comunicare i valori del congresso e migliorare l’esperienza di colui che scarica l’app.

Prima alcuni dati, che confermano l’esigenza degli event planner di programmare lo sviluppo di una app. Secondo alcuni studi, gli adulti che usano internet lo fanno per il 71% del tempo da mobile, quindi per la maggior parte tramite app.
Il 20% delle applicazioni, però, è usato solo una volta. Ciò significa che una fetta significativa del mercato è in realtà usa e getta, non riesce a creare una relazione duratura con l’utente. Ciò può essere accettabile per un evento one-shot, ma per un congresso ricorrente è un dato da evitare.

 

Per risolvere questo problema, l’unica via è trovare il proprio pubblico. Questo lo si può fare solo osservando i partecipati al nostro evento, immedesimandoci in loro e cercando di intuire i loro bisogni. Bisogna dare una buona ragione a queste persone per scaricare ed usare la nostra app: può essere la possibilità di creare relazioni con altri partecipanti, trovare più facilmente i luoghi degli incontri, poter commercializzare i propri prodotti ai colleghi. Qualunque cosa sia, deve essere vista come un miglioramento della propria esperienza al congresso.

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Un altro aspetto spesso sottovalutato dagli sviluppatori di app è quello delle dimensioni. Partiamo dalla considerazione che la stragrande maggioranza dei possessori di uno smartphone ha un problema cronico: la mancanza di memoria di archiviazione. Sviluppare un’app troppo “pesante” limita grandemente il numero di download. Bisogna coniugare i contenuti con le dimensioni ridotte, rinunciando magari a qualche “effetto speciale” extra migliorando di molto la penetrazione all’interno del nostro target di riferimento.
Una volta creato qualcosa che soddisfi i bisogni dei nostri utenti e che sia facile da scaricare, siamo già a buon punto. Ma, come accennato prima, non basta. Bisogna rimuovere l’ostacolo “usa e getta”, rendere la nostra app una abitudine per gli utenti, qualcosa di cui si senta esigenza, che crei insomma un’abitudine.
Dobbiamo fare in modo che se i partecipanti al nostro congresso hanno un momento libero gli venga in mente di aprire l’app. I contenuti ben fatti sono la base, ma spesso non bastano allo scopo. Allora abbiamo due strumenti: l’offerta e l’“uovo di Pasqua”. L’offerta è la comunicazione diretta di un vantaggio che si ottiene scaricando l’app. L’uovo di Pasqua è una sorpresa che l’utente riceve al momento dell’installazione, di cui non sapeva nulla. Per esempio un coupon per una consumazione gratis o l’accesso ad una sezione riservata del congresso.

Usiamo la fantasia e inventiamo sempre modi nuovi per “ricompensare” gli utenti della nostra app. in questo modo aumenteremo i feedback positivi, la gente inizierà a parlare di noi, aumenteremo il numero di download e il nostro evento/congresso avrà solo da beneficiarne! Creeremo così una community costantemente curiosa e pronta ad esplorare le novità (contenuti veicolanti valori) che le proporremo.